Titolo articolo

Una WBS storica: il “Tabulatum Partitionis Operis”

L'autore  Filippo BIANCHI


La fiammeggiante serie di campagne attraverso cui, fra il 58 ed il 52, Caio Giulio Cesare assoggettò le Gallie consegnandole nelle mani di un popolo deliziato e di un Senato invelenito, ha cambiato per sempre la storia del mondo, e incendiato nel corso dei secoli la fantasia di artisti e storiografi come il più entusiasmante dei romanzi.
Generale fantasioso e risoluto, feroce soldato da trincea, politico dal fiuto anticipatore, nelle otto campagne che romanizzarono le riottose terre d’Oltralpe Cesare dovette spesso ricorrere alle sue doti non comuni per fronteggiare ostacoli in apparenza invalicabili.
E’ il noto caso, ad esempio, del ponte costruito e poi distrutto sul Reno: siamo nel 55, la Gallia è ben lungi dall’essere pacificata, ed anzi, una costellazione di focolai rivoltosi impegna costantemente l’esercito romano.
I germani, nel caso di specie, tendono a oltrepassare con troppa frequenza il confine segnato dal Reno, convinti come sono che i romani non avranno mai il coraggio di intraprendere la strada inversa, venendo a fare la voce grossa in casa loro.
Cesare ha tutta le intenzioni di dimostrar loro il contrario.

E la maniera in cui lo fa, e lo documenta, è puramente, semplicemente, inequivocabilmente Project Management.

Quello che segue è un estratto della mia tesi di laurea, contenuto nella parte introduttiva della stessa e finalizzato a presentare il concetto di universalità della gestione progettuale delle attività: così, il progetto del ponte sul Reno, affrontato con le metodologie moderne di Project Management, ci dice molto sulla natura delle attività irripetibili il cui compimento richiede una movimentazione coordinata di risorse, e soprattutto sulla filosofia con la quale affrontarle, più importante e decisiva di qualunque strumento si decida di impiegare.
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